18 Jun 2026
di lettura

Il KPI di Procurement che le PMI italiane non monitorano ancora

I costi di trasporto container sono saliti del 200-300% in pochi mesi. Le imprese con un unico fornitore qualificato per i loro input critici non avevano alternative. Quelle che avevano costruito il dual sourcing prima della crisi hanno pagato di meno, anche senza mai averlo usato.

C'è un tipo di costo che non compare mai nel bilancio preventivo: il costo di un'interruzione di fornitura non gestita. Non ha una riga di P&L dedicata. Emerge nel COGS che sale oltre le previsioni, nell'OEE che crolla, nei lead time che raddoppiano, nei clienti che non aspettano. Nel 2021, quel costo è diventato visibile per migliaia di imprese manifatturiere italiane nello stesso momento.

Con la riapertura globale post-pandemia, la domanda aggregata è rimbalzata più velocemente di quanto le catene di fornitura potessero assorbire. I costi di trasporto container hanno raggiunto livelli storicamente elevati, con aumenti nell'ordine del 200-300% rispetto ai livelli pre-pandemici. I lead time medi si sono allungati in modo rilevante in quasi tutti i comparti manifatturieri. Chi aveva un unico fornitore qualificato per un input critico non aveva scelta: pagava il prezzo che il mercato chiedeva, o si fermava.

Perché la concentrazione dei fornitori non è un rischio gestibile in emergenza

La distinzione che conta è questa: la concentrazione dei fornitori non è un rischio che si può gestire nel momento in cui si manifesta. È un rischio strutturale che si materializza prima che sia possibile qualificare alternative. Il tempo necessario a qualificare un nuovo fornitore per un input critico, specialmente nei settori ad alta precisione o con requisiti normativi, si misura in mesi. In molti casi, in anni.

Questo significa che la risposta alla crisi del 2021, per le imprese che non avevano già costruito il dual sourcing, era nella migliore delle ipotesi parziale. Si potevano cercare fornitori di emergenza, pagando premi significativi. Si poteva rallentare la produzione. Si poteva spostare il problema verso i clienti. Ma non si poteva eliminare la vulnerabilità nel breve termine.

Il report CIPS-GEP 2026 documenta la trasformazione strutturale che ne è seguita: la funzione Procurement, tradizionalmente considerata supporto operativo, ha assunto il ruolo di presidio del rischio strategico. Dual sourcing, mappatura dei fornitori di secondo e terzo livello e diversificazione geografica degli approvvigionamenti sono diventati requisiti operativi, non best practice opzionali.

I costi di trasporto container sono aumentati del 200-300% nel 2021. Le imprese con almeno un fornitore alternativo qualificato hanno sostenuto un costo del dual sourcing sistematicamente inferiore al costo di una singola interruzione non gestita, anche nei casi in cui il fornitore alternativo non era mai stato attivato.

Il dual sourcing non è un costo: è un'opzione reale

L'obiezione più comune al dual sourcing è il costo: mantenere due fornitori qualificati per lo stesso input è più costoso di uno. È vero in condizioni normali. Smette di essere vero nel momento in cui si considera il costo atteso dell'alternativa.

I dati disponibili sul quinquennio 2020-2025 indicano che il costo del dual sourcing, ovvero il differenziale di prezzo rispetto al fornitore singolo più il costo di qualificazione e gestione del secondo fornitore, è risultato sistematicamente inferiore al costo di una singola interruzione non gestita. E questo vale anche nei casi in cui il fornitore alternativo non è mai stato effettivamente utilizzato: il solo fatto di averlo qualificato ha ridotto il profilo di rischio dell'impresa in modo misurabile.

È la stessa logica di una polizza assicurativa. Non si acquista perché si prevede il sinistro. Si acquista perché il costo del premio è inferiore al costo atteso del danno moltiplicato per la sua probabilità. La differenza rispetto a una polizza è che il dual sourcing, nei periodi di stress, può effettivamente essere utilizzato: non è solo protezione passiva, è anche capacità operativa.

Come monitorarlo: il KPI che manca dal cruscotto di Procurement

La percentuale di input critici con almeno un fornitore alternativo qualificato deve diventare un KPI di funzione, monitorato con la stessa disciplina del rischio di credito o del COGS. Vedrai Observatory la definisce come target del 100%: ogni input classificato come critico deve avere almeno un fornitore alternativo qualificato, con provenienza geografica preferibilmente diversa dalla fonte primaria.

La classificazione degli input come critici richiede una valutazione su tre dimensioni: il peso sul COGS, il tempo di sostituzione in caso di interruzione e la disponibilità di alternative qualificate sul mercato. Non tutti gli input richiedono dual sourcing: solo quelli per cui una interruzione avrebbe impatti significativi sulla continuità operativa e per cui la qualificazione di un alternativo è fattibile nel medio termine.

Il monitoraggio va fatto su base trimestrale, con un'analisi delle variazioni rispetto al trimestre precedente. Un calo nella percentuale di input con fornitore alternativo qualificato è un segnale di allarme, indipendentemente dalle motivazioni. È il tipo di deterioramento che non emerge dai KPI tradizionali di Procurement e che prepara il terreno per la prossima crisi.

La mappatura estesa: fornitori di secondo e terzo livello

Il dual sourcing a livello di primo fornitore non è sufficiente se il secondo fornitore dipende dagli stessi subfornitori del primo. Questo è il rischio nascosto che la crisi del 2021 ha reso visibile: in molti casi le imprese avevano due fornitori qualificati, ma entrambi si rifornivano dalla stessa area geografica o dagli stessi produttori di componenti. Quando la crisi ha colpito quella fonte comune, entrambe le alternative erano bloccate simultaneamente.

La mappatura dei fornitori di secondo e terzo livello è operativamente complessa. Richiede la collaborazione dei fornitori diretti, che spesso proteggono le informazioni sulla propria supply chain. Ma è la condizione necessaria per costruire una resilienza reale. Le imprese che nel 2025 si sono trovate meno esposte ai rischi geopolitici erano quelle che avevano completato questa mappatura prima che diventasse urgente.

Tre domande per il CPO

Qual è oggi la percentuale di input critici con almeno un fornitore alternativo qualificato con provenienza geografica diversa dalla fonte primaria? Se non si dispone di questo numero, non si dispone di una misura del rischio di fornitura.

Per quanti di questi fornitori alternativi è stata completata la mappatura di secondo livello? Un fornitore alternativo che dipende dagli stessi subfornitori del primario non riduce il rischio: lo nasconde.

Quale sarebbe, oggi, il costo operativo di un'interruzione del fornitore principale per il vostro input critico più rilevante? Se la risposta è "non lo sappiamo con precisione", questo è il numero da produrre prima del prossimo ciclo di budget.

Non perdere mai un approfondimento

Gli ultimi articoli, insight del Vedrai Observatory e spunti dal mercato, direttamente nella tua mail.